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Spread, debito pubblico e gli strimpellatori del Trio Lescano

12 Agosto 2013 alle 14:00

Teniamoci da conto il Trio Lescano, i guelfi, i ghibellini e i tecnici, ma non illudiamoci, loro in questa estate torrida strimpellano e cicaleggiano, invece di suonarla a dovere. La favola dello spread aveva fatto cadere un governo regolarmente eletto. Lo Stato - si disse - è sulla china del default per pagamento degli interessi sul debito pubblico a causa dello scarto dei BTP sui bund tedeschi. E' di oggi la notizia che mentre lo spread sta ai minimi storici lo Stato - mese di giugno - ha allargato la borsa del Debito di 600 milioni di Euro. In altre parole lo spauracchio del debito, nell'estate della crisi più nera del 2013, non ha smosso in alcun organo dello Stato - nemmeno in Giampaolino - il minimo rigurgito di uno sforzo verso una riduzione degli sperperi, di un taglio alle inefficienze, di una qualche rinuncia alle spese inutili, riuscendo nell'ardua impresa di aumentare tutte e tre (sperperi, inefficienze e spese inutili). Altrimenti non si spiega il ricorso all'aumento del debito. mentre il PDL articola incomprensibili proposte per sostituire i 4 miliardi dell'IMU sulle prime case, il Piano Giavazzi (riduzione dei contributi di Stato per una trentina di miliardi) sta ancora in un cassetto. Quello del presidente Monti, che mai, in un sussulto liberista, oserebbe tirarlo fuori, sbatterlo sul tavolo, vincolandone l'attuazione alla partecipazione al Trio, non sia mai che volesse riguadagnarsi agli occhi del mondo l'etichetta di liberale, che aveva spacciato sin dai tempi della nomina berlusconiana a Commissario Europeo. Nemmeno mentre la spesa per interessi si impenna, ma senza l'aiuto dello spread.

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