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Un ironico dilemma, per amor di “satira”

10 Agosto 2013 alle 10:00

Leggevo, su autorevoli giornali, la premessa satirica di Roberto Benigni prima di iniziare la lettura dell’Inferno nello spettacolo in scena in quel di Firenze. Questo uno dei passi dedicati all’iniziativa politica del Pdl: “gli organizzatori hanno pagato tutto e tutti - ha detto - sennò chissà chi ci andava?". E così ho pensato a quel prezioso privilegio che la satira giustamente detiene: sfuggire al quel giudizio comune che si riserva alle opinioni; perché in essa primeggia la sottile allegoria, l’ironia, l’anticonformismo, l’assenza di vincoli ideologici. Insomma, la satira è arte, ed una delle più nobili, quando denuncia le ipocrisie che si celano dietro i limiti e le debolezze umane. Del resto, la satira è come un arcobaleno, non ha un colore preferito se non quello di essere un contraltare al potere, quello vero si intende. E di sicuro, la satira, si può concludere, non ha come fine quello di piacere ad alcuni e lasciare un’amara delusione in altri ma strappare, anche ai più riluttanti, un inevitabile sorriso. Ecco, è vero, proprio per ciò, alla satira è concesso tutto. Alla fine mi è sorto un dubbio: quello che ho letto è satira?

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