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Il diavolo è nei dettagli

9 Agosto 2013 alle 10:44

“Il diavolo è nei dettagli!”. Cosi disse Peter Gomez, direttore del Fatto Online, durante una recente trasmissione del giornalista Porro su RAI Due, e da lì argomentava le sue tesi giustizialiste nei riguardi dei processi berlusconiani. Certo non gli si può dare torto, soprattutto se i certi dettagli, enfatizzati e distorti, servono a nasconderne altri o a prescindere da contesti processuali sgraditi alle tesi colpevoliste. Nella stessa trasmissione, Giuliano Ferrara, disinteressato ai dettagli giuridici, sosteneva la tesi antitetica circa la natura eminentemente politica delle vicende processuali del cavaliere vista la sua centralità nella vita pubblica, la persecuzione giudiziaria cui è sottoposto e la salda rappresentanza di milioni di elettori, come se tutti questi attributi possono permettere al signor Berlusconi di essere sopra qualsiasi sentenza e prescindere dalle conseguenti responsabilità penali. La tesi del direttore Ferrara, espressa con passione ed efficacia dialettica in numerosi articoli sul Foglio, può essere condivisibile ma, purtroppo, anche i dettagli contano. Se oggi due lettori, uno del Foglio e l’altro del Fatto o di Repubblica, discutessero sulla sentenza Mediaset basando il loro argomentare solo su ciò che possono apprendere dai rispettivi quotidiani, è certo che ad avere la peggio sarebbe proprio il fogliante. Una situazione che dovrebbe preoccupare il direttore Ferrara. Come già accaduto per la presunta trattativa stato-mafia con il pregevole intervento del professor Fiandaca, è necessario che il Foglio pubblichi in punta di diritto un esauriente rapporto su com’è stato possibile che, con una procedura giudiziaria decennale una ventina di magistrati della Repubblica, inquirenti e giudicanti di ogni ordine e grado, abbiano potuto concorrere alla condanna in via definitiva un innocente.

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