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Politica e riforme

8 Agosto 2013 alle 15:00

Al serissimo e ben argomentato editoriale di Sergio Romano del 5 agosto bisognerebbe dare un contributo razionale (potendo!) ed anche con una forma decente. Il discorso di Romano può essere così sintetizzato in due parole: i politicanti, creando un'artificiale antitesi tra pro e contro Berluconi (berluscones et antiberluscones) si sono assicurati il fieno nella mangiatoia per un ventennio e pensano, forse, di poter continuare così per un altro ventennio, mettendo in vetrina un luccicante contrasto che continua ad abbagliare. I politici più o meno buoni (faccio solo due nomi, per spiegarmi: Amato e Cacciari - l'uno più politico, l'altro più professore) sono stati messi all'angolo e persone d'altissimo rango (non politici di professione e faccio solo due nomi, per spiegarmi: Mario Monti e Pietro Ichino) non trovano spazio. In questo indecoroso spettacolo da teatro suburbano, si è inserito pure un comico, che approfitta della sua ars comica e li farebbe fuori tutti se non approfittasse troppo e la situazione non fosse veramente tragica. Non consola la sparizione di qualche pessima comparsa. Ecco, io mi auguro che Napolitano trovi ancora la forza di arbitrare questa partita vergognosa e voglia continuare a pressare per la rifondazione dell'Ordinamento giudiziario, perché un Paese senza giustizia è destinato all'implosione: a cominciare dall'assunzione dei giudici (da non confondere con categoria altra, quella degli inquirenti con la quale è ora confusa), all'apposizione di limiti alla loro autonomia (e questo è problema veramente difficile), alla gestione autonoma della categoria (caso Ingroia docet!) e all'eliminazione di sindacati incompatibili con un “ordine” dello Stato. Tutto (ma proprio tutto) il resto viene dopo: scuola, sanità, P.A...

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