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Mancate privatizzazioni

7 Agosto 2013 alle 16:00

Se questo fosse un paese serio e la memoria collettiva non servisse solo a celebrare i fasti del 25 aprile e del primo maggio, i mentitori professionali, gli ideologi del “monopolio pubblico” senza se e senza ma e tutti gli utili idioti dei comitati che solo due anni fa paventavano la “mercificazione dell’acqua” a danno, ca va sans dire, dei poveri e degli ultimi (arrivando ad infinocchiare pure ingenue suorine, equo-solidali pretini e tanti fedeli in buona fede a suo tempo ammaliati da quella che proprio su questo giornale fu battezzata non senza ironia “dottrina sociale sugli acquedotti”), sarebbero messi alla berlina e condannati a pagare le spese per la mancata privatizzazione delle infrastrutture di captazione, depurazione e distribuzione dell’acqua (che era e resta “di tutti”): "L'acqua che sgorga dai rubinetti italiani è sempre più cara. Negli ultimi sei anni le tariffe sono aumentate del 33%. Lo certifica l'indagine annuale realizzata dall'osservatorio prezzi e tariffe di «Cittadinanzattiva», che ha raccolto e messo assieme i dati (relativi al 2012) di tutti i capoluoghi di provincia”. Ed è una caporetto trasversale: da Reggio Calabria (+164,5%) a Lecco (+126%). Forse che si sperava di invertire il trend lasciando che all’efficientamento e alla riorganizzazione delle strutture ci pensasse lo Spirito Santo. Che, invece e per fortuna, ha ben altro da fare di questi tempi.

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