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Non si sa se ridere o piangere

6 Agosto 2013 alle 17:00

Quando sento, i cosiddetti esperti e commentatori ubiquitari, dare importanza decisiva, dirimente, per uscire dalla crisi politica ed economica che ci attanaglia, ad una nuova legge elettorale, che, comunque congegnata, si calerebbe nell’attuale assetto istituzionale, mi monta addosso una tristezza infinita. Per la truffa concettuale che i cosiddetti esperti stanno perpetrando e per l’immaturità politica di quei cittadini che s’accodano incoscientemente. Basterebbe un attimo di riflessione per capire, se lo si vuole, che per schiodare il governo, qualunque sia, dal ricatto perenne delle parti che compongono la sua maggioranza, le uniche strade sono: non rendere obbligatorie e ineludibili le coalizioni, oppure vincolarle in modo tale che, se una o più parti della maggioranza si oppongono e ostacolano la realizzazione del programma su cui il governo ha ottenuto la fiducia, lo scioglimento delle Camere sia automatico. Sia nel primo che nel secondo caso occorre cambiare la Costituzione. Ma poiché quella in vigore, nel suo essere la più bella del mondo, ha incubato l’attuale paralisi e decadimento della funzione politica dell’esecutivo, siamo da capo alla canzone: o si cambiano le fondamenta in senso semi presidenziale o tra vent'anni biascicheremo ancora i soliti luoghi comuni. Tutte le lobby politiche, sindacali, economiche che hanno nell'attuale assetto i loro centri di potere, si mettono di traverso. E, i gonzi abboccano.

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