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Cori razzisti: ecco un tema che mi sta molto sulle scatole

24 Luglio 2013 alle 14:01

Appena la legge sull'omofobia e la difesa delle "minoranze qualsiasi" sarà approvata, non ci sarà necessità neanche di portare i criminali nelle galere: basterà chiudere le uscite degli stadi e lasciarli lì, per il tempo previsto dalla pena. A parte tutto, il leit motif cultural-chic del campionato di calcio potrebbe essere questo accennato. Il tifoso è pure buonista e benigno (a volte), e a parole difende sempre il più debole, con quel pizzico di ruffianeria che non guasta, ma se si confonde nel gruppo informe dei tifosi di stadio, per difendersi dalle pallonate che arriveranno, diventa automaticamente maligno e attacca anche il più forte. Perciò, se la massa di isterici in campo (neri o bianchi che siano), che, come ormai va di moda, getteranno stizziti palloni in curva, in tribuna e addosso alle telecamere, se questa massa di calciatori, anche per motivi statistici (i neri mica sono pochi, ormai) e non solo di costume o di sincero dolore, aumenterà (come credo) a dismisura - cioè sarà pari al probabile aumento dei Buuu dagli spalti - visto che fa brodo, che fa modernità, che fa contratto, visto che l'antirazzismo di maniera dovrà essere obbligatoriamente praticato, "pena" pene severe: il campionato che ci aspetta sarà una novità assoluta. Nel frattempo FIFA, UEFA, FGCI, LEGA, CAN e singole società, oltre ai cartelli standardizzati "no racism", mi pare che non abbiano mica idee chiare su come affrontare la cosa. Nè verso i "buuu" nè verso le pallonate di reazione. Visto ieri sera il milanista Costant e sentito l'arbitro, che si è affrettato a rassicurare tutti: "Macchè espulso, se ne uscito via da solo!"

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