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Responsabili e artefici del nostro destino

22 Luglio 2013 alle 20:30

Per il superamento della gravissima crisi che stiamo attraversando è illusorio attendersi contributi esterni (i principali statisti internazionali hanno modesta visione strategica e gli organismi internazionali, ad eccezione della BCE, ripetono stantie e inefficaci litanie), mentre i tempi di risposta del governo sono inevitabilmente lunghi a causa dei vincoli (debito, soprattutto) che ne frenano l’azione. Una svolta, una frustrata al sistema, può allora essere determinata solo da una forte presa di coscienza dei cittadini sul ruolo che ciascuno può svolgere per il rilancio dell’economia e per rendere l’apparato socio-produttivo “scorrevole” ed efficiente. Per evitare che si giunga all’irreparabile, alla catastrofe che non da scampo a nessuno, ognuno si senta protagonista, ognuno faccia la sua parte con il massimo impegno, senza aspettare gli altri: si aumenti la produttività di ciascuno, si evitino le inefficienze, gli sprechi, i disservizi, gli intralci: ci vuole, da parte di tutti, una assunzione di responsabilità finora nemmeno immaginata, in quanto attesa sempre dall’”altro” o come frutto di decisioni collettive che tardano a maturare. Basta ladri, furbetti e furbastri, basta assistiti e parassiti, basta traffichini e trafficoni (anche perché di questo passo non ci sarà più niente da rubare): bisogna avere il coraggio di voltare pagina, se non altro per la dovuta vicinanza con chi ha perso, o sta per perdere, il lavoro e qualsiasi reddito. Se non per altruismo, nella consapevolezza che essi non sono altro che le piccole palle di neve che danno origine alla valanga che ci travolgerà tutti. Sarebbe ragionevole, ma chi ascolterà, chi si unirà, con voce autorevole, a questa preghiera? Tanto più quando sembra prevalere in molti opinionisti la volontà di denunciare, di condannare, di distruggere; piuttosto che proporre, suggerire, costruire: ma senza nessuna valida alternativa e percorribile.

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