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Finiamola col politically correct

15 Luglio 2013 alle 20:30

E finiamola anche di giustificare certi atteggiamenti sbandierando una sorta di avversione per il politically correct o per la solita ipocrisia dei benpensanti, ché anche queste boutade non hanno più il sapore della libertà intellettuale, ma iniziano a loro volta a puzzare di banalità e qualunquismo. Certi modi di esprimersi, se possono essere tollerati con una scrollata di spalle al Bar dello Sport, sono assolutamente inaccettabili in sede istituzionale o se fatti propri dal vicepresidente del Senato. Punto e basta. Definire Calderoli un "porco" o la ministra "orango" sono offese da mettere sullo stesso piano e come tali da condannare fermamente se vogliamo porre un argine a un'imperante aggressività verbale che non fa bene a nessuno.

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