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Bergoglio

9 Luglio 2013 alle 10:32

C’è molta retorica demagogica nei gesti e negli atteggiamenti di Bergoglio. Ma purtroppo, ed è grave, ce ne è tanta anche nei concetti che esprime. Nei suoi discorsi c’è più condanna che amore, più riprovazione che carità e comprensione. Il solito pauperismo diffuso, i soliti e stantii anatemi contro il danaro, la ricchezza. Se una persona fa bene il suo lavoro offre un giusto contributo al benessere, non solo materiale, di tutta la comunità ed è giusto che il suo merito venga premiato: egli subito diventerà “ricco” nei confronti di chi si impegna di meno e il divario che si stabilisce fra i due troverà dei limiti solo nelle leggi, non in astratti principi moraleggianti che non hanno alcuna efficacia concreta, ma il solo risultato di approfondire il solco, che diventa di rancore e di odio, fra classi sociali e aree geografiche. E’ banale coinvolgere l’evoluzione dei sistemi economici nelle condanne e quasi favoleggiare -perché alla fine, e traendo le debite conclusioni, di questo si tratta- di mondi primordiali senza il maledetto denaro. Anche nella preistoria c’era il cacciatore più bravo dell’altro che riusciva a procacciarsi la selvaggina migliore e più abbondante e automaticamente diventava relativamente ricco: ma a nessuno è venuto in mente di mozzargli una mano per metterlo sullo stesso piano di quello meno capace. E’ in ogni caso preferibile, anche se più difficile e, soprattutto, impegnativo, esprimersi e, fondamentalmente, lavorare a favore e non contro qualcosa e/o qualcuno. Adoperarsi in modo costruttivo e con competenza e cognizione di causa per iniziative che riescano ad accrescere la ricchezza (si, la ricchezza) a disposizione di tutti e non limitarsi ad abbaiare, stupidamente, alla luna.

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