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La Camera dei deputati

8 Luglio 2013 alle 14:00

La prendo alla lontana affermando che Gianfranco Fini resta una brutta pagina istituzionale. Il leader di FLI doveva dimettersi, non tanto per la scissione col PDL, quanto per essere diventato terreno di scontro fra le parti. Inviso al centro destra, esaltato dal centro sinistra. La Boldrini divide troppo e anche Grasso è sulla buona strada. Tempo fa Fausto Bertinotti, pur non amato a destra, riuscì nell’impresa di scindere le sue posizioni personali da quelle istituzionali. Presenziò alla parata militare del due giugno avendo all’occhiello il distintivo della pace, come a dire: io sono pacifista ma la carica istituzionale che ricopro mi impone di essere qui con voi. Bertinotti aveva una classe e una formazione politica di alto livello cosa che manca alla Boldrini che da questo punto di vista è raccogliticcia, per non dire di più. Rappresentare il tre per cento della popolazione non è un vincolo per ricoprire la terza carica dello stato, lo diventa con gli atti. Il presidente della camera, come quello del senato dovrebbe essere figura se non condivisa o super partes, almeno rispettata da tutti. Lo stato ne esce indebolito in caso contrario. L’amor mio che rappresenta lo stato ancor più che la Boldrini o Grasso, non esita mai a intervenire suscitando di volta in volta mugugni a destra e a manca. Ascolterà pure Beppe Grillo, che non è nemmeno parlamentare, ritenendolo figura importante nell’economia politica del momento. Sarà una mia impressione ma credo che mastichi amaro; tuttavia agisce e svolge al meglio il suo ruolo.

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