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I giovani del Cairo (e di Ankara e Teheran)

8 Luglio 2013 alle 18:00

In Egitto la situazione è complessa e non c’è un unico indicatore interpretativo. Non hanno un partito. Non hanno un leader. Non sono liberisti. Non sono anti islamisti. Si è letto di tutto e tutto vero. Ma possibile che nessuno veda la novità? Milioni di giovani in piazza sono un fatto nuovo da quelle parti. Ma li avete visti in faccia? Volti puliti. Sguardi limpidi.Sorrisi genuini. Non ho visto desacamisados e peones invocanti panem et circenses. Non ho visto barbudos dallo sguardo truce e dagli occhi carichi di odio. Vogliono avere in mano la propria vita. Certo anche, perché no, per migliorarla (si chiama libertà). Saranno pure strumentalizzati. Prima dai Fratelli. Oggi dai militari. Ma, attenzione, l’alveo è rotto. Quei giovani prima o poi torneranno in piazza. Ci sarà un congresso di Vienna. Ma le lancette della storia non si fermeranno. E quei giovani non stanno scrivendo solo la “loro” storia. Ma una storia che ricadrà anche su di noi, osservatori miopi dall’ermeneutica incerta.

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