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Notti bianche

4 Luglio 2013 alle 12:00

Con malcelato stupore, pari a quello provato da chi ascoltasse una nota di sassofono in un concerto d’archi di Vivaldi, apprendo delle ripetute proposte di movimentare le notti delle nostre città con eventi e spettacoli, le cosiddette «notti bianche», da non confondersi con quelle magistralmente descritte nel racconto di Fëdor Dostoevskij. Il tema del «sognatore romantico», dell’eroe solitario che trascorre i suoi giorni immerso nella dimensione del sogno, in un paradiso di illusioni, malinconicamente sofferente e lontano dall’incolore e consueta realtà dell’esistenza quotidiana: questo è il tema del racconto del romanziere russo, ma è anche la perfetta descrizione di chi formula certe proposte senza un concreto contatto con la realtà. Mi sembra che prima di rendere candide le ore notturne, sarebbe più opportuno rendere meno oscure quelle diurne, cercando di colorare con diverse tonalità cromatiche alcuni aspetti della nostra quotidianità: le diverse sfumature del grigio delle esalazioni di ciminiere, il marrone e giallo delle ubique deiezioni canine, la variopinta tavolozza multicolore delle automobili presenti ovunque anche dove non dovrebbero, il colore del mare delle nostre spiagge, spesso simile ad un filtro del té usato, l’ebano dei sacchi della spazzatura sovrastanti i cassonetti. In tanta policromia manca soltanto un colore, ed è un peccato che non si riesca a ritrovare in alcun luogo: il tenue colorito scarlatto che dovrebbe affiorare sulle gote di chi non agisce in modo da far sì che tutto ciò non avvenga.

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