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La Consulta boccia l'abolizione delle Provincie

4 Luglio 2013 alle 21:30

Non se ne esce: l’Italia è terra di individui, di famiglie e di corporazioni, tutti rannicchiati nei loro interessi di settore. Non esiste un minimo comun denominatore. L’ossessione politica è impedire che nessuno, governo compreso, possa “fare”. Non c'è decreto o legge che tenga, tutto corre il rischio di finire sotto le grinfie del Tar, della Consulta o del Consiglio di Stato. Percorsi amministrativi inestricabili, occhiutamente gestiti da decine e decine di soggetti burocratici ciascuno dei quali difende con l’unghie e coi denti le sue prerogative e le sue rendite di posizione, trincerandosi dietro regole create appositamente per togliere potere decisionale all'esecutivo. Al motto: “Nessuno deve comandare” s’è unita la visione nichilista della Democrazia diretta: il Caos al potere. La cosiddetta coesione sociale non è mai stata il frutto di una presa di coscienza condivisa, di un comune sentire che andasse oltre il proprio tornaconto. L’unico collante posticcio è stato quello finanziato dal debito pubblico e dalla sua espansione. S’è creata una situazione di fondo in cui si pagano tasse brutali per mantenere in vita il mostro che ci divora. Può durare? Guardiamoci allo specchio e rispondiamo.

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