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Vattimo fa il professore a Torino? E Totò ha fatto il militare a Cuneo

3 Luglio 2013 alle 12:15

Quindi per Vattimo “L'unico diritto naturale che esista è quello è quello di ribellarsi contro un potere che si sente ingiusto. In America il positivismo ha vinto e la Corte Suprema ha stabilito nuovamente cosa sia il matrimonio”. Logico che per Vattimo non possa esistere alcun fondamento normativo in altro che non sia la legge ed il potere “positivi”; meno logico, però, che Vattimo sia così costretto ad inventarsi un “positivismo ad personam”: una strana cosa per cui al potere “positivo” non è lecito ribellarsi… salvo quando lo si “sentisse” ingiusto. Con il che, chi non ha la cattedra di filosofia teoretica all’Università di Torino, si chiede: ma Vattimo (e chi come lui) in nome di quale “cosa” o quali “princìpi” o quale “altro diritto” può “sentire” come giusto o ingiusto un potere (o una legge) se non in nome di quella “natura normativa della realtà delle cose e dell’uomo” che il filosofo dell’ “ontologia ermeneutica contemporanea” non può che aborrire, salvo essere di fatto costretto ad invocarla, sia pure al solo fine di “ribellarsi contro un potere che si sente ingiusto”? Insomma, questo “diritto naturale” cacciato dalla porta e rientrato necessariamente dalla finestra, che diavolo di “cosa” è per Vattimo (e per chi come lui)? Non può certo essere l’involontaria denuncia della totale fallacia, anche teoretica, del “pensiero debole” di chi ha abdicato alla realtà, all’ovvietà, o se volete, al senso comune: e che diavolo! Fa il professore a Torino, mica il militare a Cuneo come Totò.

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