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L'altruismo ingeneroso dei perdenti

2 Luglio 2013 alle 09:00

Si resta estasiati a vedere quanta generosità elargiscano i vincitori di congressi – allestiti dai partiti – quando dichiarano i propositi progettati e ingraziano per la lotta combattuta e vinta. Il neosegretario dell’Italia dei Valori (svalutati), uscito vincitore dal confronto con i suoi concorrenti quotati molto più di lui nella corsa alla segreteria, la prima dichiarazione di valore che ha sfornato è stata: voi non siete il 30% del partito, voi siete il partito, perché il partito siamo tutti noi. Entusiasmante questo segretario altruista che mette, al di sopra di ogni vittoria, l’unità del partito unico e reale bene politico per agguantare il potere sfuggito per distrazione. Speriamo bene!, anche le strade dell’inferno sono lastricate di buoni propositi. Un altro astro, cometa di Halley, Mario Monti, all’afelio della sua ellisse governativa, minaccia il mite Enrico Letta (già suo fan per volerlo a Palazzo Chigi) di farlo cadere se il ritmo governativo non acquista valori produttivi. Dimentico, l’immemore, dei suo inane sforzo che gli fruttò il laticlavio honoris causa. La gratitudine in politica è moneta tarocca, quello che si raccoglie o son briciole o è veleno. Enrico raccoglie veleno. “Deus nobis haec otia fecit”, direbbe Titiro (Bucoliche) ebro del nettare trangugiato.

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