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Onida e il processo Ruby

26 Giugno 2013 alle 16:30

Ieri sera a Ballarò, sinistra, centro e politicamente corretti vari ripetevano il solito ritornello: le sentenze sono emesse in nome del popolo italiano e vanno rispettate, la divisione dei poteri è il fondamento della vita democratica, non esiste uso politico della giustizia. Senonchè il presidente emerito Onida fa questo ragionamento (quasi testualmente): se Berlusconi dopo la telefonata alla questura di Milano, “amichevolmente” consigliato dai suoi, si fosse “allontanato”, oggi non staremmo a discutere di questo processo. Probabilmente non ho capito bene, mi sembra quasi impossibile, ma mi resta il dubbio che le parole del costituzionalista vogliano solo dire che la procura di Milano non avrebbe avviato il procedimento giudiziario se il cavaliere avesse fatto il famoso, e (da loro) tanto desiderato, passo indietro, si fosse, in altre parole, “allontanato”, ritirato dalla scena politica. Poiché è rimasto invece su questa scena a contrastare le ambizioni di successo della sinistra e di tutto l’establishment di riferimento e di supporto, allora il processo si è celebrato, si direbbe, per punirlo. Una prova dell’uso politico della giustizia non poteva essere data in maniera più efficace.

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