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Ritornare a Kelsen

21 Giugno 2013 alle 12:00

Tra la lettera della legge e il suo spirito si apre il vano dell'interpretazione. Se l'applicazione della legge nel primo senso produce ingiustizia (summum jus summa iniuria) e quello secondo è riservata a Dio o al parlamento che le ha fatte (ricordare Vico e la sua lezione della Scienza nuova) i giudici si sono ritagliati un dominio assoluto riservato, quello della interpretazione, secondo la quale i Minosse giudicano e mandano secondo i giri della loro coda intorno al muto monumento della Giustizia. La lezione di Kelsen è troppo stretta per chi attraverso un concorso ambisce a collocarsi a poco prezzo nel castello inespugnabile del dominio sovrano moderno (anonimo e senza volto, giustiziere e vendicatore, insieme, come "l'uomo mascherato") Sono decenni che non si viene a capo della questione giudiziaria di Berlusconi, o per insussistenza dei fatti addebitati o per abilità dei suoi Azzeccagarbugli a scoprire nuove eccezioni giudiziarie, lo stesso si potrebbe dire dei giudici che come i loro colleghi giusperiti prendono dei fatti, in sé oggettivi e poi ognuno li ricama secondo la loro verosimiglianza opportuna. Così si fanno i romanzi, non si enunciano sentenze; già il fatto che ci siano tre gradi di giudizi le apparentano più ai romanzi, di cui si fanno varie edizioni, che all'apodittica delle sentenze, delle quali una sola basta ed avanza.

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