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Turchia, no grazie

13 Giugno 2013 alle 18:30

Il nostro ministro degli esteri desidera la Turchia in Europa, quindi auspica, spera si affanna per ammorbidire Erdogan. Il quale dal canto suo ha arrestato una cinquantina di avvocati difensori dei manifestanti. Ma chi vuole la Turchia in Europa e perché? L’ipotesi è che una Turchia saldamente nella UE, America in testa, possa essere un deterrente o un esempio per le monarchie autoritarie del golfo e per raffrenare i bollenti spiriti degli integralisti islamici. In altre parole un’influenza ottomana nella regione, come nel secolo scorso. Si da però il caso che Erdogan è un islamico che ha spazzato via, ancora non del tutto, la laicità dallo stato ed è a capo di un paese che s’indigna al solo nominare il genocidio degli Armeni. E’ curiosa l’inversione del lessico e dell’appoggio politico che nelle primavere arabe era a favore delle piazze, che hanno portato al potere Morsi e i fratelli musulmani oltre a balcanizzare la Libia, mentre per la Turchia si preferisce il governo. I distinguo, l’esame di maturità e altre scemenze sono parole e niente più. Perché non fare un referendum sul tema? Lo so non si può fare perché la più bella costituzione del mondo ritiene che si possa cedere sovranità senza consultare le persone. Figuriamoci per la quisquilia di un paese autoritario, quanto islamico in Europa. Per mia fortuna, e penso nostra, i tedeschi (e anche i francesi) hanno molte perplessità su Ankara. Una volta tanto sono filo tedesco. Evidentemente fornire qualche motivo per essere filo italiano sembra vietato dalla costituzione. Poi la voglio dire tutta: mi sono rotto i santissimi di governi buoni, accoglienti e accondiscendenti con tutti. Voglio governi che si incazzano come bufali con Berlino, se è il caso, e con i turchi anche se non lo è.

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