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Csm, Procura di Palermo e informazione

13 Giugno 2013 alle 17:00

I poteri, in tutte le loro manifestazioni, da quelle familiari a quelle dello Stato, generano spinte antagoniste che cercano, non di realizzare il non-potere, cioè il suo contrario, ma di prenderne il posto, il ruolo e i vantaggi. Tutto qui. Ci sono centinaia di modi e di strategie per lo scopo. Attualmente la tendenza predominante, sostenuta dall'uso mediatico delle moderne tecnologie, è quella del primato morale, assoluto dell’informazione. Si parte dalla pretesa che il potere, sia pubblico che privato, a qualsiasi livello, debba essere trasparente, visibile, valutabile e criticabile in ogni sua implicazione e comportamento. Questo si realizza con la libertà d’informazione e legittima qualsiasi mezzo per ottenerla e diffonderla. La trappola è scattata. Il passo successivo, il postulato assurdo e osceno che informazione e realtà siano la stessa cosa, è obbligato, sembra addirittura logico. Poiché i contenuti e i modi dell’informazione possono essere manipolati, adattati, variopittati ed indirizzati, in tempo reale a tutto il mondo, il cerchio si chiude. Il vecchio, quarto potere, con gli strumenti della tv e del Web, assume le vesti della realtà, non descrivendola ma creandola e interpretandola a suo uso e consumo e, diventa il primo. Seguite il caso Francesco Messineo e come sarà diversamente descritto e presentato, ne vedrete delle belle. Informazione duce. Oddio, in fondo niente di nuovo, si sfrutta e si specula, per convenienze di parte, sulla la vecchia, paesana feroce bramosia di sapere tutto: denaro, donne, amicizie, affari, azioni, relazioni, amori, passato e presente dei vicini di casa, dei colleghi d’ufficio e dei concorrenti.

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