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Avvenire. Il nostro.

10 Giugno 2013 alle 21:10

Se bastasse un arciprete qualunque come Letta, affiancato da un vice dinamico, entusiasta, contento come Alfano, quasi ottimista perenne dai Tweets che sprizzano talvolta una gioia quasi infantile, la difficile, impossibile transizione tra la Repubblica dei giudici e dei saggi e qualcosa di più normale e meno statalista potrebbe essere, dico potrebbe essere alla portata di una o due generazioni definite disgraziate ma con qualche lontana minima chance. Non vi sembra? L'attenzione è invece, come sempre, morbosamente rivolta a tutto ciò che conta meno del due di coppe. I processi di B., il come eleggere chi verrà dopo G., ordinaria amministrazione nella mente schizofrenica di chi ama fare i conti senza l'oste o, peggio, di chi non li sa fare. Intanto: sale il debito, le tasse, forse anche le imposte, siamo all'ottentatreesimo posto per le libertà economiche e d'impresa. Con Confindustria che si lagna ogni due per tre, non molliamo lo scranno del Paese più anomalo d'Europa. E pensare che saremmo i migliori della classe. Intanto a Roma beccatevi Marino.

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