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Una luce in fondo al tunnel

4 Giugno 2013 alle 18:15

Tutti la cercano, quella maledetta via d’uscita. Tutti (a parole per ora) vorrebbero cambiare il modo di governare. Riemerge periodicamente il doppio turno con elezione diretta del capo dello stato. Paure mai sopite per il ritorno di un fascismo strisciante si mescolano alla paura di una perdita di rendita di posizione e pure allo spettro di essere governati dal demagogo di turno. Inizia il balletto dei distinguo (presidenzialismo, semipresidenzialismo) e voci tenorili si levano a difesa o contro. Per ora il copione è uguale a qualche tempo fa. C’è un barlume, una lucina che indichi qualcosa di diverso? Qualcosa di diverso c’è. Ad esempio Prodi, grande alfiere del catto-comunismo, s’è schierato per la riforma. Con lui Renzi (ma ieri non parlava di mattarellum?) e Veltroni. Bindi e D’Alema si smarcano. A destra il PDL sembra compatto, ma è presto per dire. I catto-comunisti vecchia maniera ci sono anche li. Grillo il demagogo più in voga oggi tuona contro il semipresidenzialismo. La paura fa novanta anche dalle sue parti. Con un doppio turno l’elezione diretta del capo dello stato, il suo potere si ridurrebbe di molto. Mi stupisce Sofri che nella sua piccola posta manifesta di non gradire la riforma. In Francia, che non è la terra più felice del mondo, i Lepeniani non conquistano l’Eliseo, in virtù di un sistema che premia i partiti maggiori tagliando le ali ai minori. Da noi dovrebbe succedere il contrario. Forse sarà anche più democratico il proporzionale o un sistema simile, ma è certo che in un paese frammentato come il nostro, l’azione di governo è debole o assente. Ed è in questa palude che nascono demagoghi e malcontento tali che il sessanta per cento degli italiani o non votano o vota Grillo. Non sarebbe ora di cambiare sistema?

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