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Prima vedere cammello, poi pagare.

29 Maggio 2013 alle 17:42

In questa ultima tornata amministrativa cala l’affluenza e Grillo ha dimezzato il suo consenso nel giro di due mesi. Un flop non prevedibile in queste proporzioni. E’ evidente la debolezza strutturale del movimento perennemente in corto circuito fra chi comanda fuori dal parlamento e chi è in parlamento e non conta nulla. Il web è una fantasia se a scegliere i candidati sono una minoranza di cinquantamila persone (su otto milioni di votanti), una sorta di listino bloccato da attivisti. Una selezione della classe dirigente poco produttiva che ha portato in parlamento persone dalla preparazione molto approssimativa. Questi parlano di diarie e scontrini, non servono a nulla, nemmeno a chi non li ha votati. Il problema è: dopo Grillo chi verrà? Chi riuscirà a coagulare consensi fra la metà degli italiani che non vota? Quello che nessuno ha compreso è una cosa semplice. Le persone non hanno più voglia di parole. Non ne possono più di sentir parlare di un problema per sei mesi per vederlo archiviato e per essere ripreso qualche tempo dopo, per poi vederlo ritornare nell’ombra insoluto come sempre. C’è fame di politica, quella vera, quella che agisce. C’è bisogno di fatti e subito altrimenti votare non serve e il partito votato l’ultima volta viene abbandonato. C’è fame di azione. Mi sembra di intravedere un cambiamento nell’atteggiamento dell’elettorato italiano. Dimostrami che sei al potere anche per me, poi ti voto. La cambiale in bianco, ti voto sperando che tu agisca, è sempre meno diffusa. Banalmente: “Prima vedere cammello, poi pagare”. Questo governo, ad esempio, non ha ancora compiuto niente di fortemente incisivo. Ha poco tempo per fare, poi verrà abbandonato, magari in silenzio, da tutti. Agire, agire, agire.

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