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M5S

17 Maggio 2013 alle 12:45

Non so se sono stati colti tutti gli aspetti del fenomeno 5S. Mi interessa metterne in luce uno. Sgomenta di quel movimento la mancanza di prospettiva, di un retroterra, di una “visione”. Ma forse proprio per questo esso interpreta e incarna (anche scompostamente) meglio di altre formazioni il clima di questo scorcio di era. Una cosa almeno è chiara: i suoi aderenti (antropologicamente parlando) non vogliono più le cose di finora (non solo politiche). La linea programmatica inespressa è: al dopo… penseremo dopo. A differenza dei vecchi movimenti, che sapevano in anticipo cosa volevano: una società marxista. Un ribaltamento, se è vero che Grillo ha catalizzato proprio quelle pulsioni e umori che finora avevano animato i movimenti di sinistra. Cosa è successo? Certamente, le delusioni storiche che si sono accompagnate ai fallimenti dei “progetti” sociali e politici delle sinistre hanno svuotato lo slancio di molti movimenti. Ma questo non spiega tutto. Qualunque ne sia la genesi qui sta la novità: la filosofia dell’eliminiamo (ventilando addirittura le barricate!), poi si vedrà. La noncuranza per la “progettualità” finisce così per rappresentare lo specchio dello stato d’animo diffuso delle nuove e vecchie generazioni, disincantate nei confronti delle idee e delle ideologie, da cui hanno comunque ereditato insofferenza e volontà di cambiare lo stato delle cose. Proprio per questo, dopo i guasti delle tempeste ideali e ideologiche che hanno suggellato il secolo precedente, e le delusioni che ad esse si sono accompagnate, i 5S che sanno quello che “non” vogliono possono risultare il campione sociologico più rappresentativo della fase storica che stiamo attraversando. Vogliono fare coriandoli del passato da gettare all’aria, in attesa che i pezzi, ricadendo, si compongano in un nuovo caleidoscopio.

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