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Al di là e al di qua della pistola fumante.

16 Maggio 2013 alle 13:10

C’era una volta il West e la giustizia della pistola. Poi la legge ha trovato il giusto equilibrio anche tra quel mare d’erba. Ciò sembra essere difficile lungo tutto lo Stivale, per la distorta convinzione che la magistratura è convinta di potere contare più del parlamento italiano. E non ne vuole sapere di lasciar perdere di amministrare la giustizia secondo i suoi tempi e le sue ideologie e, cosa ancora più grave, di imporre i suoi desiderata al popolo italiano. Non solo. Da dentro la sua torre d’avorio, sfogliando il ricco ventaglio dei suoi privilegi, dà la colpa della sua inefficienza, dei ritardi non più digeribili, degli errori madornali che sempre più spesso commette, al governo. A quel governo, di destra o di sinistra, che sempre ricatta e ammonisce tutte le volte che non accoglie le sue richieste. L’inerzia dell’Anm e del Csm, poi, non fa che complicare ancora di più le cose. Eppure sembrano essere in pochi i parlamentari, i magistrati, i giornalisti e i cosiddetti appartenente alla classe dirigente, in quest’Italia che si sta sempre più inabissando nel mare che la bagna, a rendersi conto che la vera metastasi che la sta corrodendo è la toga. Altrimenti la riforma della giustizia sarebbe stata cosa già fatta da lustri, e spettacoli come quello offerto dalla Boccassini soltanto reperti da cineteca. Invece no. Così in un’aula di tribunale, i rancori personali e l’odio ideologico, come in una sceneggiata napoletana, trovano sfogo massimo. Amen.

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