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Siamo alle riforme istituzionali già troppo a lungo attese e non conseguite?

14 Maggio 2013 alle 14:00

Negli ultimi tempi ho pensato più volte che la rifondazione dell'Ordinamento giudiziario (che auspico da tanti anni) dovrebbe risolvere anche il piccolo problema di poter spostare ad altro magistrato un procedimento che abbia coinvolto emotivamente il titolare. Nulla di male: anche loro sono uomini (e non padreterni, quali si sentono). Anche loro possono “fissarsi” su un teorema e, anche se lo hanno impostato male, cercano ostinatamente di risolverlo e gli sfugge che si potrebbe impostarlo di nuovo. Poi vi sono impostazioni personali ideologiche... e poi vi è il sistema che li ha portati ad un super potere, fondato su un sistema legislativo strabordante (che sarebbe poco definire elefantiaco) e un oceanico sistema di giurisprudenza in cui è contenuto tutto e il suo contrario. E poi c'è il principio dell'autonomia, esteso senza limiti: l'autonomia, invece, riguarda solo il momento del giudizio, che, però, non dev'essere personale, ma obiettivo e, invece... spesso il grado superiore riforma il precedente. I tempi sono maturi e, ultimamente, anche il Presidente Napolitano ha cominciato a parlare chiaro, chiedendo “perseguimento di un programma di riforme istituzionali già troppo a lungo attese e non conseguite”. Ed ora chiede di “rispettare, apprezzare e difendere i magistrati”, parole di Vietti e da lui condivise. Ma queste parole vanno prese nella loro unità e valgono per tutti, compresi i magistrati .

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