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La vera fine di Berlusconi

14 Maggio 2013 alle 10:34

Quanti tra coloro che oggi inalberano le foto di Falcone e Borsellino sanno che Falcone era favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati e contro l'obbligatorietà dell'azione penale ritenendo inaccettabile ed irresponsabile la visione "feticistica" dell’azione penale insieme alla mancanza di efficaci controlli sulle modalità di esercizio dell'azione penale? Quanti sanno che per aver detto queste cose e per aver scritto il testo di un decreto legge che andava in questa direzione, quando era a capo della Direzione Nazionale Antimafia, dovette subire la diffusa ostilità della magistratura organizzata e dei suoi rappresentanti nel CSM, che per ben due volte bocciarono le sue richieste a dispetto dei suoi superiori meriti professionali, prima negandogli la funzione di Capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo e poi quella di Direttore Nazionale Antimafia. Quanti sanno che Enzo Tortora significa referendum Tortora, cioè il referendum tradito in cui quasi il 90% degli italiani votarono per l'introduzione della responsabilità civile dei magistrati? Quanti non sanno e quanti sanno ed in malafede definiscono atto eversivo contro la magistratura parlare di questi argomenti in un comizio? E' così difficile riconoscere che Silvio Berlusconi si è guardato bene dal far nulla di concreto per dare all'Italia queste fondamentali riforme per la giustizia giusta, e proprio questo suo non fare è una delle principali responsabilità della sua vicenda politica, in cui per quasi venti anni ci ha negato ogni riforma della giustizia preferendo difendersi in modo meschino da processi forse altrettanto meschini. Quanti, invece di cercare conferme da processi e condanne a volte imbarazzanti, hanno compreso che la fine, il fallimento senza appello di Berlusconi e del suo ventennio sta proprio in questo non aver fatto nessuna riforma della giustizia?

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