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A sinistra della sinistra

14 Maggio 2013 alle 13:00

Ho ascoltato il prof. Pasquino minimizzare il peso degli esponenti di occupy PD che secondo lui non hanno molto peso, a differenza di quanto sostiene il prof. Rodotà che li considera espressione dell’opinione pubblica (la stessa che ha cliccato poco più di 4000 volte?). Anche su questa convinzione l’ex garante si rammarica che non sia stato realizzato un governo, cosiddetto del cambiamento, fra PD e 5 stelle. Certo Rodotà fa opinione, tanto è vero che in tutte le trasmissioni televisive e nei media in genere furoreggiano i rappresentanti delle minoranze (Civati, tanto per dire, c’è sempre, come la Puppato, oltre ai suddetti OPD) come se fossero, al contrario, le avanguardie di tutto il popolo della sinistra (e non solo), orfano o vedovo del Governo Bersani-Grillo. Mi chiedo: quale cambiamento avrebbe potuto assicurare un tale governo? Quali sono i punti programmatici comuni? Quanto sarebbe durato, quanto avrebbe potuto, sinceramente, incidere positivamente sulla crisi che attanaglia la nazione? E allora diciamocelo francamente e una volta per tutte: gli unici momenti di incontro fra i due partiti sarebbero, e sono, la ineleggibilità di Berlusconi e la regolamentazione, in maniera sospetta (ad personam?), del conflitto di interessi. In definitiva “cambiamento” doveva, e dovrebbe, essere sinonimo di eliminazione dalla scena politica del cavaliere.

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