cerca

Identità diverse e cooperazione

10 Maggio 2013 alle 13:15

E’ possibile intendersi sulle cose da fare , nel governo di larghe intese, ( lavoro e legge elettorale prima di tutto ) , manifestando nel contempo identità diverse , entro le linee della cooperazione condivisa. Da qui discende la legittimazione democratica e la sostenibilità pratica del governo. Altrimenti rimarremo “un conglomerato impegnato a discutere , con grandi parole, di grandi riforme a copertura di piccoli giochi di potere e d’interesse. L’Italia è finita.”(Indro Montanelli). I partiti che ci hanno governato non hanno capito che si è storicamente esaurita la forma di potere su cui hanno vissuto di rendita. Governare oggi significa agire in relazione al nuovo che avanza , costretti a trovare nuove sintesi nei conflitti sociali. Massimo Cacciari ha già introdotto il discorso su questo nuovo affermando : “Il nuovo si costruisce con i mattoni della storia , ma trasformandoli e costringendoli in forme mai prima costruite. Il mondo della produzione e quello del sapere possono innescare circoli virtuosi per rilanciare un’idea ambiziosa dell’Italia nello scenario europeo e mondiale. Questo salto di qualità non può derivare dalle dinamiche spontanee dei mercati, ma da politiche in grado di dare risposte nel nuovo contesto. Altrimenti avremo sempre governi fragili. Questi processi che - si basano sul presupposto tecnico (la scienza e la tecnologia), su un presupposto economico (il mercato) - richiedono un adeguamento del sistema politico. La tesi è che lo sviluppo condiviso è in grado di generare più valore che lo sviluppo autoritario, calato dall’alto e indifferente alle esigenze delle identità e dei luoghi dove opera. Cambia il rapporto tra l’economia e la politica, che era diventata simbiosi all’interno degli stati nazionali nel periodo della socialdemocrazia. In questo senso il documento di F. Barca sul ruolo del nuovo partito è interessante.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi