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Scrivere qualcosa sul governo Letta: la complessità semplice

9 Maggio 2013 alle 12:00

Il fascino delle idee che rimangono sempre sulla carta e della virtuosità morale proclamata come rimedio sovrano, non serve, non risolve niente. Usiamo il principio di realtà: è un governo d’emergenza nazionale?, sì, allora l’emergenza non richiede chiacchiere. Proviamo a chiederci, asetticamente: chi, quale area politica, quale blocco sociale, espressione orrenda, ma tant'è, pensano di poter trarre maggiori vantaggi per sé, impegnandosi lealmente a sostenere il governo e chi, quale area e blocco sociale, pensano invece che gli convenga immobilizzarlo in un tran tran improduttivo o farlo saltare? E’ tutto qui. Come sempre accade la soluzione più semplice ed ovvia è la più difficile. Pensiamo ai nostri vizietti, materiai e morali e a quando sconfinano nella dipendenza, basterebbe riportarli a dimensioni fisiologiche, nessuno è santo, e rinunciare ai piaceri che ci provocano, non sono dipendenze native ma acquisite. Già, ma come si fa? Vale anche per il governo Letta, basterebbe riportare a dimensioni fisiologiche il tono dello scontro politico e rinunciare al piacere di sbudellarsi continuamente, reciprocamente, sempre con nuovi pretesti. Già, ma come si fa? Il solito, maledetto, implacabile “tra il dire e il fare”.

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