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La prova di Enrico Letta

9 Maggio 2013 alle 20:30

Ce la faremo? Di certo sarebbe l’ultima occasione. Intanto l’esperienza del ritiro nell’abbazia toscana a me sembra una buona idea, specialmente se organizzata con la consulenza di un esperto internazionale di dinamiche di gruppo e comunicazione interpersonale. Ma solo per cominciare. Del resto le due rappresentanze del parlamento al governo sono della stessa razza (umana), hanno frequentato le stesse scuole di base. Debbono soltanto spogliarsi del complesso del tifoso di curva, il quale non è il tifoso comune, ma è un professionista del tifo che sa come accenderlo e istigarlo. L’obbiettivo di Enrico Letta e di Angelino Alfano dovrebbe essere proprio quello di far capire ai propri colleghi di partito che non sono due squadre in lotta su un campo di gioco davanti al pubblico di due tifoserie. Per questo c’è già Ballarò e Servizio Pubblico, che già bastano e avanzano. Sono invece persone a cui la sorte (o la volontà divina) ha dato il potere di far rinascere l’ Italia. Certamente sarà un’impresa difficile, ci vorrà tanta pazienza con i tanti personaggi alla Corradino Minneo e i berluscones che non hanno ancora avvertito il cambiamento di clima. Ma i due gruppi dovrebbero soprattutto cominciare a riflettere, tutti assieme, che noi italiani siamo l’unica potenza industriale dipendente esclusivamente dal petrolio−gas−carbone, gloriosamente rinunciataria non solo al nucleare, ma anche ai degasificatori, e forse anche ai termovalorizzatori. E non guasterebbe qualche meditazione animata dal prof. Enrico Giovannini sul tema “Aspiriamo a tornare ad essere il giardino d’Europa con una popolazione di giardinieri ultra cinquantenni?”.

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