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No magistrati in politica

2 Maggio 2013 alle 18:00

Non ho capito: Ingroia avrebbe sciolto quella specie di partito, ma vuole restare in politica per “costruire una casa comune dei cittadini per cambiare l'Italia”. E va bene, ma come? Non è che bastino un po' di mattoni e qualche muratore! Ci vuole un partito che riesca a mettere insieme tanta brava gente, da attrarre tanti, ma tanti elettori: oltre il 50%. Ed io dubito che quel tipo di persone, alle quali io penso, si metterebbe con lui e che gli elettori possano raggiungere il 5%. Ma, detto questo, non è chiaro quando questo signore si deciderà a lasciare la magistratura. Detto questo, visto che nessuno (fino al Csm) può, allo stato, eliminare questo sconcio, io mi auguro che la Politica prenda il sopravvento e si decida, col potere legislativo e dopo decenni di occhi bendati, a rifondare l'Ordinamento giudiziario e, prioritariamente, sistemare questo signore. Richiamo una lettera di Ugo Genesio (presidente aggiunto onorario Corte Suprema di Cassazione), pubblicata il 30 dicembre scorso dal Corriere, molto ben argomentata sui magistrati in politica, nella quale fra l'altro, si legge: “Per l'articolo 98, terzo comma, della Costituzione «si possono con legge stabilire limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per i magistrati» (...) La previsione di una possibile limitazione di tal genere sta ad indicare che per la nostra Costituzione i magistrati «non sono cittadini come tutti gli altri»”. Ma questo non lo sa questo magistrato, che dovrebbe essere uno speciale conoscitore delle leggi e della Costituzione in particolare: non ebbe ad affermare che lui, come ogni cittadino, ha il diritto...?

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