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"Ogni regno diviso convien che ruini"

26 Aprile 2013 alle 14:45

La politica è una deliberazione sui mezzi da adottare per governare il reale complesso, non sui fini immaginari ritagliati dalla filosofia politica accademica. E' l'utopia che estranea l'uomo dai fini del suo buon vivere ordinato e immagina contrade da raggiungere con mezzi inverosimili, come propone Cyrano de Bergerac nel suo viaggio sulla Luna. Se piove nessuno farà un'assemblea per deliberare che bisogna prendere l'ombrello, se qualcuno oppone una soluzione diversa dovrà prima convincere tutti gli altri e poi ove non ci riesca piegarsi anche'egli a ripararsi sotto quello comune, anche se rischia di bagnarsi. Si dimentica che - come dice Clausewitz - la politica è una guerra condotta con altri mezzi e - come in guerra - non ci si può sottrarre al comando dei generali, che hanno il potere di applicare il codice di guerra se un soldato si macchia di alto tradimento. Perciò la minaccia adombrata di espellere dal PD coloro che si rendessero responsabili del fallimento del governo Letta non è un'ingiuria contro la libertà di pensiero e i diritti costituzionali; il centralismo democratico del P.C.I. ha conservato quel partito dalla dissoluzione capitata in un partito sezionato in correnti come fu la D.C. Ora quel centralismo si ripropone nel movimento di Grillo e - ceteris paribus - nel PDL depurato dalle fronde di Fini e di Casini e dei Fratelli d'Italia. La crisi del PD è l'ultimo residuo della dialettica democratica anarchica. Non a caso Napolitano ultimo esponente del vecchio P.C.I che conosce come in quel partito le diversità dovessero essere ordinate a una strategia comune (egli stesso fu un dissenziente ubbidiente) si mostra molto preoccupato per la sorte del suo partito. Ma la bestia della piazza è stata evocata e non sarà facile ammansirla, come dimostrano gli ultimi sondaggi pro-grillini.

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