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In attesa del D-day

17 Aprile 2013 alle 20:00

Giorgio Napolitano fu eletto con 543 voti su 990 votanti (54,8%). Nessun nome potrà mai raccogliere l'unanimità tra tutte le diverse anime del Pd e PdL. Troppi gli interessi, i vari punti di riferimento e gli umori delle varie “botteghine”. Ma come partito il Pd deve scegliere: o votare un candidato condiviso col PdL, primo o secondo turno, eleggendo il nuovo Presidente con oltre i 2/3, legittimazione piena e robusta, oppure si consegna nelle mani di Grillo. Che siano sufficienti 504 voti su 1007 (50,04%) alla quarta tornata, è vero, ma credo che nessuno accetterebbe l’incarico con quelle cifre alle spalle. Bisogna metterne insieme almeno 550. Se ci si arriva coi voti dei parlamentari 5S, si realizzerebbe il piano di Grillo. Già, perché contrariamente a quanto sostiene il solito miope ritornello del coro, interessato a mantenere uno scontro perenne, che Grillo s’avvantaggerebbe da un armistizio tra Pd e PdL, Grillo sa che quell'armistizio lo metterebbe fuori gioco. Per cui punta sul proverbio ”Tra due litiganti il terzo gode”. Tutte le sue mosse sono in tal senso e partono dal presupposto che mai ci possa essere un armistizio. Quelli che vi s'oppongono strenuamente rientrano nel proverbio. Dice bene Maurizio Crozza:”Al Pd per capire le cose gli ci vogliono trent'anni”.

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