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Chiacchiere romane

12 Aprile 2013 alle 12:00

È mortificante scoprire dalle telecamere la goliardia (usando un eufemismo) che accompagna lo sciamare degli “onorevoli” all’uscita da Montecitorio o da Palazzo Madama. Giovani, scapigliati, scherzosi, in maniche di camicia, scravattati, in jeans, chiassosi, ammiccanti, la generazione che avendo ottenuto il consenso democratico, ha il diritto-dovere di sedersi a Montecitorio per governare l’Italia: un Paese la cui storia si sperde nei millenni. Un po’ shocking e blasfemo per il santuario dissacrato della politica italiana. Decenni d’Italia, da Cavour a Giolitti, a Mussolini, a De Gasperi, a Togliatti, a Berlinguer, a Craxi, hanno onorato il Parlamento nell’aplomb indiscusso dell’abito che fa il monaco, se la predica la sa fare vestito da monaco. Oggi ogni grillo crede di poter saltare a piacimento di meningi e, il Grillo per antonomasia, barrisce col suo spartito: stupefacente. Andiamo, non è una conquista di libertà, è l’ignoranza che non si tradisce e si esibisce con le pezze al cervello. Anche questo Renzi (con la zeppola a fior di labbra) si dà le arie da Machiavelli e da buon concittadino del segretario Niccolò, si atteggia a filosofo della politica che da Platone a Vico scimmiotta del da farsi detto in italiano e non si ricorda di Sagunto che fu espugnata dal Barca mentre a Roma si dissertava (“Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur). Questo accade sotto il cielo d’Italia, mentre l’Europa ci guarda e ci teme come “maiali” nel porto di Alessandria.

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