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Il liberismo

10 Aprile 2013 alle 17:30

L’Inghilterra degli anni 80’, descritta dal Foglio, appare molto simile all’Italia d’oggi. Tuttavia esistono differenze incolmabili, frutto di percorsi storici diversissimi. L’Italia è un insieme di mini nazioni che mai si sono perfettamente amalgamate. Siamo anni luce dall’identità nazionale inglese. Il Fascismo e poi il più forte partito comunista d’occidente erano alfieri di due dottrine molto stataliste, avverse al capitalismo, che hanno seminato un verbo antitetico al libero mercato e alla responsabilità individuale. Infine la chiesa di Roma non ha mai fatto distinzione (nella prassi) fra lavoratore utile e parassita, ne distingue fra clandestino e immigrato regolare per fare due esempi non liberali. Questo, molto succintamente spiega come mai da noi le forze liberiste vere sono nell’ordine del due-tre per cento e non hanno alcun peso. Una piccola digressione. Io proprio non comprendo quando Vendola afferma che le politiche liberiste in Italia sono alla base del fallimento del paese. Ma quando mai sono state introdotte queste politiche! Inoltre con l’attuale sistema elettorale e con la costituzione che abbiamo ben difficilmente potrà nascere una Thatcher in Italia. Non ci sono le premesse perché ciò accada. L’unica possibilità per noi è un liberalismo adattato, una sorta di compromesso storico fra stato e individuo. Oggi chi incarna questa possibilità è Matteo Renzi. Per questo lo temono tutti.

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