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Afonia della politica

2 Aprile 2013 alle 15:00

La politica è afona secondo una felice espressione di Alessandro Corneli. E’ da tempo però che ha la raucedine. Affezione mal curata, anzi trascurata, che l’ha resa impotente. La tripartizione del voto, e conseguente ingovernabilità, è un risultato che viene da molto lontano. Le colpe naturalmente non vengono mai da una parte sola, anche se a leggere i giornali dell’una o dell’altra parte c’è sicumera nell’attribuire all’avversario la colpa primigenia. Già questo introduce l’afonia di cui sopra. La sinistra in vent’anni non è riuscita ad evolvere in senso liberal-democratico, l’ultimo fatto l’eliminazione di Renzi alle primarie. Un’eliminazione annunciata e con la complicità di milioni di elettori dell’area. Non resta che la sindrome di piazzale Loreto, su questo condivido l’opinione di Ferrara. Dall’altra parte un partito che non ha offerto alcuna evoluzione oltre Berlusconi e che anzi s’identifica talmente con il Cav. da divenire un non partito. Dirò una cosa che non piacerà, ma i parlamentari Pidiellini sono come i Grillini. Non risplendono di luce propria, per scelta o incapacità. I grillini poi sono la risposta sbagliata ed involutiva all’afonia generale. Giorgio Napolitano, guardato con sospetto da tutte le nomenclature, tenta testardamente di fornire uno sbocco a questi tre partiti che assomigliano sempre più ad una maionese impazzita. Re Giorgio si conferma l’unico con voce propria in un’arena di muti.

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