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Umiltà e umiliazione

29 Marzo 2013 alle 10:15

Ogni giovedì santo si ripete il rito evangelico della lavanda dei piedi e si considera l'umiltà del gesto del maestro che si china a compiere un ufficio che appartiene ai servi; così quest'anno il nuovo papa ha pensato bene di rendere più scenica la lavanda baciando i piedi tatuati di dodici ospiti di un carcere minorile romano. L'episodio evangelico è riportato da Giovanni, che racconta gli episodi della vita di Gesù, con particolare attenzione al significato spirituale in essi contenuto. Quella lavanda è il compimento di una iniziazione durata un triennio, Gesù dice che i discepoli erano tutti puri in virtù della parola, quell'ultimo sacramentale (l'umiltà) era la condizione indispensabile per Pietro di fare comunione con lui. Sganciato dal contesto non diegetico, ma semantico del racconto quell'episodio è divenuto il mascheramento di una ideologia politica, che predica il rovesciamento delle classi più che la conversione dei peccatori (I poveri li avremo sempre con noi- dice Gesù). Tra i prescelti c'era anche una musulmana, si presume che ci sia stata, come prescritto dal Vangelo, una sua purificazione per la Parola, altrimenti quella lavanda è solo un pediluvio, non un gesto di umiltà, ma di umiliazione del papa. Non è detto: "Beati voi quando vi applaudiranno", ma "quando vi perseguiteranno..." e intorno a questo papa c'è un consenso universalmente gridato, che è sospetto.

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