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Il Pd e il "vizio" assurdo

27 Marzo 2013 alle 12:45

La storia non si ripeterà, ma certamente, insegna. E la nomenklatura del Pd la Storia la conosce benissimo e ne trae costantemente frutti. La lezione che i "nipoti" del Pci hanno imparato e sanno praticare è quella che determina sempre la politica del nostro Paese, quella, per intenderci, che ha fornito l'alibi storico della presunta, millantata, sedicente "opposiZZZione (con tre "z")delle masse popolari", contro la borghesia centrista e anche un po' di destra. Oggi Bersani si trova nientepopodimenochè a riprodurre lo schema tipicamente italiota della democrazia consociativa che faceva sì che all'apparenza, in superficie prevalessero i niet, e dietro le quinte gli accordi con la maggioranza democentrista fossero proficui e portatori di quelle "necessarie" controriforme, utili a riprodurre e tutelare gli interessi di casta. Il Pd, partito esile e privo di capacità di governo che, forse, solo l'attuazione completa della vocazione maggioritaria avrebbe potuto consentire che fosse, liberandosi del "vizio assurdo", in questa occasione si sarebbe effettivamente riscattato portando a far emergere l'esercizio di una cultura di governo con il rifiuto netto verso ogni tentativo sceneggiato di formare questo o quel governicchio e, sopratutto, di assumersi in pieno responsabilità di stampo prettamente maggioritarie, come quello di favorire fin da subito la nascita di un governo di grande coalizione, per il bene del Paese e per contrastare la realizzazione in Europa del Quarto Reich germanico.

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