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Ut unum sint

22 Marzo 2013 alle 16:00

I passi indietro della chiesa di Roma ormai non si contano più. Dalle rinunce a “simboli” esteriori ai mea culpa di Giovanni Paolo II, giù giù fino al “vescovo” Francesco. Si è fatta piccola piccola, spogliandosi via via di prerogative che non erano capricci o autoreferenzialità, ma che avevano comunque un fondamento teologico. In tutto questo senza che le altre chiese e confessioni abbiano ceduto un millimetro. Io non credo che la strada rinunciataria all’infinito sia quella giusta. Né che l’ecumenismo si raggiunga con categorie generiche e buoniste: la comunità e la fraternità fra chiese e similaria, dal sapore catto-sessantottino o da cristianesimo dei primordi. La storia e l’esperienza non si cancellano. Perciò l’ottica deve essere sì quella del protendersi, ma anche quella dell'apporto, di mettere al servizio degli altri le proprie qualità, il proprio carisma. Quel qualcosa di proprio e di distintivo che i secoli hanno formato e che non va smarrito, ma speso. Per il bene comune. Ad esempio, se debbo pensarne uno per la chiesa cattolica, mi viene da dire: la capacità di modellarsi ai tempi. E non penso solo all’”aggiornamento”, all’”aria nuova” del Vaticano II. Anche il Tridentino fu rivoluzionario ai suoi tempi. Cambiò, spinse la chiesa ad adattarsi (altre chiese o confessioni non hanno attraversato nulla di paragonabile). Quanto agli ortodossi, oltre alla custodia di tutto ciò che dichiara il loro appellativo, li contraddistingue il potente, grandioso, mistico senso del sacro, liturgico e monastico, al cui confronto le forme esteriori del rito cattolico fanno arrossire. Così come i protestanti hanno una esperienza concreta e vissuta del vecchio testamento con la capacità di sostanziarne i principi nella vita e nell’etica, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Si cominci a riconoscere che ciascun carisma è un bene di per sé. Su cui concepire e fondare un ruolo. Per il bene della “squadra”, del cristianesimo. E su questo costruire vie di unità e di comunione.

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