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Non da lontano, ma da molto lontano per essere più vicino

14 Marzo 2013 alle 09:57

Il nuovo papa ricostruirà la chiesa pericolante come fece S.Francesco di cui ha preso il nome. Nelle poche parole di saluto al popolo romano ha presentato il suo programma: 1) un dotto gesuita che divenuto papa prende il nome di chi sposò madonna povertà è come in Dante la commemorazione della vera sapienza. Se il nome è un omen quel nome con cui iniziò la spiritualità del II sec. ritorna per concluderlo e iniziare il terzo, la terza età della chiesa che sarà quella gioachimita dello spirito santo. 2) essersi presentato come vescovo di Roma da cui deriva il suo primato su tutte le altre chiese riporta il ministero petrino alla sua origine e non alla preminenza curiale su tutte le altre diocesi, in dubiis si consulta il vescovo di Roma. 3) aver invitato il popolo a pregare per lui prima di impartire la benedizione apostolica è un fatto rivoluzionario, perché il papa non è titolare personale dello spirito santo, che soffia su tutta la chiesa, ma distribuisce quello spirito che sale dalla chiesa a tutti quelli a cui lo impartisce, per le suppliche che a lui provengono.Così a messa il sacerdote consacra le sacre specie offerte dall'assemblea e poi le restituisce alla stessa transustanziate. Nessuno può dare quello che non ha, il papa attinge il dono dello spirito dalla sua chiesa. Tre rivoluzioni teologiche in un semplice saluto, segno che è un prediletto di Dio perché solo lo spirito può in così poco manifestare tanto.

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