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Il criterio di realtà

8 Marzo 2013 alle 10:15

Sappiamo bene che gli idealisti sono un po’ ingenui, tendono a esaltarsi e a sopravvalutarsi. E’ la loro forza e la loro debolezza. Grillo si sveglia e tuona: "L'accanimento delle televisioni e della stampa nei confronti del M5S ha raggiunto limiti mai visti nella storia repubblicana, è qualcosa di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso”. Già, s’aspettava un red carpet? L’operazione in corso, cui concorrono baldanzosamente tutti gli antiCav, tende a prendere due piccioni con una fava: espellere Berlusconi dal sistema e costringere Grillo ad omologarsi alle loro condizioni, riducendolo a vassallo. Se Grillo ci sta il gioco è fatto. Contento lui. Lasciamo perdere, la dizione è logora, il bene dell’Italia, se il Pd non fosse arroccato sulle sue pregiudiziali ideologiche e moralistiche a senso unico e lo volesse davvero, saprebbe cosa fare per dare un governo al paese. Per cui, se chi è arrivato primo senza vincere, non riesce ad andare oltre il proprio opportunistico orizzonte, la prima responsabilità è sua. Stiamo sullo stretto, sul concreto. Il bene dell’Italia si costruisce principalmente su due punti: un governo con chiara credibilità e coesione politica idonea per negoziare con l’Europa a condizioni più favorevoli che possano aiutare ad uscire dalla crisi, in sintesi attuare le riforme strutturali e assumere l'impegno vincolante di cambiare la legge elettorale. Queste due condizioni sono impossibili, sia per la parte riguardante l’Europa, sia per la legge elettorale. E' ovvio che a Grillo stia bene quella attuale, se il governo dovesse vivere sui voti di Grillo. Così la logica, poi il mercato delle vacche …

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