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Il giornalismo della calunnia offende l'intelligenza dei lettori

25 Febbraio 2013 alle 15:30

Quando il Papa ha annunciato le sue dimissioni lo scorso 11 febbraio, alcuni colleghi mi hanno chiesto il perché di questo gesto. Ho consigliato di leggere la declaratio di Benedetto XVI, ma la reazione è stata che ci dovevano essere altre ragioni che il Vaticano nascondeva. Questo dimostra che a molte persone (anche cattolici) più che allargare la ragione interessa allargare una morbosa cuorisità "danbrownista". Non nego che il fumo di Satana sia entrato nella Chiesa attraverso qualche fessura, ma è riduttivo spiegare il gesto del Papa come conseguenza del vatileaks. Il giornalismo della calunnia è sintomo di una ragione pigra che si ferma al racconto di alcubi fatti oscurandone altri, e non ha voglia di spiegare la "portata mistica forte" (Steffens) delle dimissioni di Benedetto XVI, o forse sono anche i lettori che non hanno voglia di cercare ragioni più profonde. Per fortuna ci sono anche atei che hanno il coraggio di sfidare il riduzionismo della ragione, come per esempio il filosofo Thomas Nagel diventato bersaglio degli evoluzionisti darwiniani, come ci ha raccontato Mattia Ferraresi.

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