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Quo vadis?

11 Febbraio 2013 alle 20:00

Per Dante la rinuncia di Celestino al soglio pontificio fu un atto di gran viltà, soprattutto per quello che da esso conseguì con l'elezione di Bonifacio VIII che aveva menato per eliminarlo(?). Invece per Napolitano le dimissioni di B.XVI sono un atto di grande coraggio; senza averne titolo e scienza il nostro presidente discetta su massimi sistemi, facendo sospettare che l'autorità del papa discenda dalla stessa fonte che l'ha mandato al Quirinale (lì i cardinali, qui i deputati del parlamento). Si dà il caso che B.XVI è stato eletto dallo Spirito Santo, che segna con il suo sfraghis la persona, non assegna un ufficio. Solo "ubi Petrus ibi ecclesia", mentre dopo la scadenza prossima del suo mandato il nostro presidente sarà collocato nel day hospital del senato, senza che nessuno gli chieda: "quo vadis?", "Lascia che i i morti seppelliscono i morti, tu vieni e seguimi!"

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