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Una battaglia che vale la pena di combattere

6 Febbraio 2013 alle 21:00

Il Direttore scrive:"Berlusconi ha il coraggio di essere sempre uguale e a se stesso, un magico imbonitore nella terra di Machiavelli e del realismo politico". Solo una constatazione. Seguendolo dall'inizio ho sempre pensato che fosse un affascinante sognatore che pensava di poter cambiare il sistema Italia col voto popolare. Il suo entusiasmo contagiava e affascinava. Infatti i voti popolari non mancarono. In cinque mesi da Canale 5 a Palazzo Chigi. Ma la nostra Repubblica non si poteva cambiare contando su uno strumento, il voto popolare, cui la stessa Costituzione non assegnava alcun compito politico che andasse oltre la libera scelta di un partito. Dopo tutto tornava nelle spire del sistema. Cinquanta anni di Prima Repubblica, cioè di sovranità popolare a sovranità limitata, non vennero realisticamente valutati nel peso politico, istituzionale e nei tenaci coinvolgimenti trasversali che avevano generato. Con l’aggravante che l’unico realismo politico praticabile era la gestione consociativa del potere. Dopo vent'anni siamo, sostanzialmente, al punto di partenza: un sistema paese che rifiuta di adeguarsi alle mutate condizioni politiche/economiche europee e mondiali. Non è stato eliminato il combinato disposto della maledizione obbligata dei governi di coalizione e della architettura costituzionale. Un blocco contro cui il voto popolare è impotente. Ma non è concepibile che si possa dire:Prego, accomodatevi"

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