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La coda di Paglia

6 Febbraio 2013 alle 11:45

La demoscopea è un'infezione democratica che ha colpito anche la Chiesa, se per bocca dei suoi vescovi volge l'orecchio alle tendenze del secolo, piuttosto che farsene giudice, come le è stato prescritto dal Maestro. Monsignor Paglia entra nell'agone elettorale dopo l'inquietante approvazione dei matrimoni gay nella civilissima (?) (una volta amatissima figlia della Chiesa) nazione francese. Sostiene il suddetto prelato che per quanto concerne le coppie di fatto, anche omosessuali, bisogna trovare una soluzione privata liberale, in considerazione del fatto che tutti sono figli di Dio, ne portano il sigillo e che quindi debbano essere tutti accolti anche sotto un capitolato giuridico differente (diritto pubblico/privato) perché nessuno è escluso dalla salvezza. Il sig. Lapalisse non avrebbe potuto dire meglio, è vero che tutti sono chiamati, ma è vero anche che pochi sono gli eletti (i santi, come egli dice). S. Paolo è stato mandato in pensione (ha più di ottanta anni, sic.), l'apostolo delle genti parla di peccato e di peccatori, tra i quali annovera quelli che ora suscitano tanta simpatia: sodomiti, adulteri, ruffiani ecc. con cui diffida di mangiare insieme. La Chiesa è stata istituita per perdonare i peccati, non per giustificarli, se anch'essa insegue il favore popolare siamo perduti. Longanesi, che pure non era un baciapile, con un suo aforisma è più catechetico di alcuni nostri episcopi: "Se un giorno"- egli dice -" preso da follia si affacciasse in S. Pietro il papa dicendo: "Figli miei, non è vero niente!" si vedesse imperterrita una vecchietta in ginocchio pregando, pur nel fuggi fuggi generale, allora il mondo sarebbe salvo!". La religione ridotta ad attualità giuridica, per scontare il peccato della sua inattualità civile, è la più maleodorante superstizione: Veni sancte Spiritus!

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