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Corrotti e corruttori

18 Gennaio 2013 alle 14:00

Se siamo per natura tutti buoni non è lecito il sopruso della legislazione in minimis, se per natura siamo tutti cattivi la legislazione è necessaria in omnibus, così oggi si tende a delegiferare in materia di comportamenti cosiddetti privati (divorzio, aborto, convivenza e così via) e a legiferare in tutto quello che riguarda la sfera civile (produzione e fisco). La pena di morte incombente è il carattere di ogni regime politico, trasferito oggi dal patibolo a Equitalia; al principe moderno non interessa la testa dei sudditi (di cui finge di essere mallevadore) ma solo il suo patrimonio. "Pagate non quello che è lecito, ma quello che vi impongo e sarete liberi!". Seguendo tale principio nessuno è esente da colpe, la legge stessa ci fa colpevoli e siccome per porre rimedio all'inefficacia delle leggi, come con le gride manzoniane, non si ritrova altro sistema che moltiplicarle ed aggravarle (multe, more, interessi sulle more e altre cose terribili) ne consegue che la proliferazione di leggi sono gride nominali che raggiungono l'unico risultato di moltiplicare la corruzione, perchè se le leggi severe valgono in sede penale per distogliere i non naturalmente tristi dal delitto, in sede civile e tributaria sono inefficaci, perchè inducono anche i buoni a trovare scorciatoie per la sopravvivenza, corrompere e farsi corrompere, come avviene in tutti i regimi totalitari ad alto quoziente di corruzione. Responsabile di un delitto è non solo chi lo compie, ma anche chi induce a compierlo, davanti a Dio certamente, non davanti agli uomini per i quali è sempre possibile sventolare un salvacondotto di legittimità.

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