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Sulle elite

11 Gennaio 2013 alle 17:00

In linea di principio ogni società esprime elite. Quelle democratiche e quelle autoritarie, siano monarchiche, militari, o rivoluzionarie. Tutte lo sono per il fatto di governare. Solo quelle democratiche passano attraverso il vaglio delle urne permettendo alle persone di eleggere l’elite A o quella B (noi arriviamo fino alla zeta). Quello che a me colpisce è l’enfasi sulla lungimiranza. Monti che ha avuto un potere assoluto, almeno per i primi tre mesi del suo governo, ha avuto la lungimiranza della talpa. Ha preferito massacrare il tessuto industriale e le persone attraverso tasse, perdendo in un anno seicentomila posti di lavoro buoni, piuttosto che eliminare le parti sovra abbondanti del sistema Italia. Se dalla sera alla mattina avesse introdotto in costituzione (in due mesi è passato il fiscal compact) la norma dell’abolizione delle province avremmo avuto 18 miliardi di spesa in meno e cinquantamila disoccupati. Forse avremmo salvato cinquantamila posti di lavoro utili per produrre ricchezza. Nessuno si sarebbe opposto perché nessuno avrebbe osato abbattere un governo che andava nella direzione giusta e agognata dalla stragrande maggioranza degli Italiani. La lungimiranza di Monti è quindi solo una bella parola, forse indirizzata nei confronti di quell’Europa che a lui piace tanto e che vede tecnocrati non eletti fare il bello e il cattivo tempo. Lungimiranza che gli permette di allearsi con Fini e Casini, che francamente sono da annoverare col peggio politico di ogni partito. La realtà è che le elite, che ci sono dalla notte dei tempi, hanno un solo compito: la lungimiranza, che diviene concreta solo quando individui il risultato delle tue azioni. La storia è anche piena di lungimiranti che fanno terra bruciata di tutto e alla fine si ritrova la rivoluzione in casa.

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