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La salita arcigna che deve affrontare la destra

10 Gennaio 2013 alle 11:30

La destra è una concorrente perfetta in un occidente in perenne crescita, riuscendo a stimolare persino la stanca middle class. Si è rivelata vincente agli occhi di tutti nel periodo ante-crisi, approfittando ovviamente di una crescita farlocca. Ma non appena ci si è addentrati nella crisi si è scoperta senza ricette da proporre, quindi senza soluzioni. Come un campione del ciclismo formidabile in discesa, in pianura, allo sprint e perfino nelle tappe di media montagna. Ma quando arrivano le grandi salite affrontate con un caldo torrido oppure con nebbia e neve che contornano le vette più alte, va in affanno. Perché è tutto un altro sport. Sembra sempre il ciclismo ma non lo è più. A sinistra ci sono come minimo dieci agende dieci, un’esagerazione, un’enormità. A destra se non ci pensa Tremonti, manco mezza. Restando comunque credibile sui temi etici e sociali divenuti non centrali, non appena si avvicina ai temi economico-fiscali resta folgorata, perché la destra è pensata esclusivamente per la crescita. Va forte se tutto il plotone va forte. La sinistra invece è pensata anche per la crescita ma soprattutto per la crisi / decrescita. E’ più ferrata nella difesa, e inizia ad essere competitiva quando si va piano. In salita. Cioè quando c’è crisi.

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