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L'Italia, il carcere e le lacrime di coccodrillo

9 Gennaio 2013 alle 13:00

La corte di giustizia europea condanna ancora una volta l'Italia per il sovraffollamento delle carceri. S'indignano per primi coloro che dovrebbero lasciare immediatamente la poltrona: Napolitano e la ministra Severino e tutto il CSM. Il caso Sallusti dimostra che migliaia di carcerati con gli stessi requisiti possano lasciare anche immediatamente il carcere. Basterebbe non invocarne altre ma applicare le leggi in vigore. Che fa il ministro, s'indigna anzichè rimuovere i procuratori negligenti? S'indignano tutti, senza neppure un mea culpa o senza ritegno. L'Italia è un coro d'indignazione. Dov'erano gli attuali indignati quando il ministro Biondi del primo governo Berlusconi emanò il coraggioso decreto c.d. "vuota carceri" diretto a coloro che potevano scontare pene alternative al carcere, o perchè il carcere preventivo è una condanna certa prima di una sentenza incerta che non dev'essere subita, e che quindi avrebbe non solo reso servizio al diritto ma alleggerito anche il sovraffollamento carcerario sin da allora? Perché s'indignano anche i radicali (anziché nascondersi) che vorrebbero l'amnistia ma che hanno scandalosamente votato per l'arresto del deputato Papa, poi bocciato dalla Cassazione? Dimenticato quel pandemonio da fanatismo manettaro di CSM, del segretario dell'ANM, i pubblici ministeri schierati della sinistra tutta e della stampa di riferimento che riuscì a far ritirare in malo modo quel saggio e previdente decreto? Non sarà allora il caso di fortissimamente indignarsi contro gli attuali indignati se non altro per il coro di lacrime di coccodrillo?

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